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L’arte in Cadore al tempo di Tiziano

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Descrizione

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L’arte in Cadore al tempo di Tiziano è il frutto della meticolosa ricerca di Alessandra Cusinato, per l’occasione guidata dalla innovativa visione di Bernard Aikema: un  lavoro che dimostra come il Cadore non fosse il “luogo del ritardo”, come si è sempre creduto, ma ricoprisse il ruolo di cerniera tra aree culturali diverse.

Dunque una ricerca a tutto tondo, non solo artistica, ma anche antropologica e sociologica,  destinata alla scoperta del Cadore come terra di scambio e sperimentazione senza confini; tutto ciò attraverso l’analisi di opere che appartengono al suo territorio, da Selva al Comelico, Cortina compresa. Ne è risultato un lavoro di ampio respiro che, partendo dalle fonti locali, dalla lingua, dalle tradizioni delle varie e piccole realtà locali, giunge alla comparazione con i modelli veneti, tedeschi e friulani, ciò appunto al fine di reinserire il mondo dell’arte cadorina nella vasta realtà di cui un tempo faceva parte: un aspetto importante, in seguito completamente trascurato dagli studiosi e ora finalmente posto nella giusta considerazione.

La ricerca affronta diversi generi artistici presenti in Cadore al tempo di Tiziano in rapporto al contesto storico, economico, sociale e religioso. La prima parte dello studio è dedicata al tema “centro-periferia” e all’opera dell’architetto Roupel, che viene ampiamente trattata in due capitoli.

Un capitolo è dedicato alla scultura lignea – in particolare all’opera di Michael Parth in Cadore – che analizza tre filoni, ossia: i legami e gli scambi artistici tra Cadore, Pusteria, Tirolo, Carnia e Friuli; le motivazioni di una committenza cadorina per una destinazione religiosa di opere scultoree nordiche; in quale misura le opere di Michael Parth  su committenza cadorina, ne riflettano gusto e cultura. Per il suo taglio storico-sociologico la ricerca offre la possibilità di leggere attraverso le opere trattate gli aspetti culturali, religiosi e linguistici della società cadorina dell’epoca.

La terza parte analizza le opere pittoriche secondo la linea del modello “ gotico – rinascimento”: dalle botteghe artigianali di stampo tardogotico, dove esso è utilizzato come spunto iconografico o stilistico, alle opere rinascimentali, in cui il ricorso a uno o più modelli rispecchia la nuova posizione dell’artista e riflette il dibattito letterario e artistico sul tema dell’imitazione.

Nello studio di esempi tratti dalle opere di Gianfrancesco da Tolmezzo, di Antonio Rosso, di Francesco e Cesare Vecellio,  questo tema si intreccia con i cambiamenti economici del XVI secolo, legati soprattutto al commercio che, insieme ai mutamenti sociali e culturali, portò a un’apertura verso il Veneto, per giungere ad una dedizione artistica del Cadore a Venezia, un secolo dopo quella politica.

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Marchio Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore
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